5. Le origini delle repubbliche marinare: il caso di Amalfi.

   Da: Y. Renouard, Le citt italiane dal decimo al
quattrodicesimo secolo, Rizzoli, Milano, 1975

 La nascita e lo sviluppo delle citt marinare italiane (Venezia,
Amalfi, Pisa e Genova) avvennero fra i secoli nono ed undicesimo,
diversificandosi tuttavia per le differenti condizioni
geografiche, politiche ed economiche in cui esse dovettero
operare. Il caso di Amalfi, un porto che dopo il secolo dodicesimo
and incontro ad una lenta decadenza dovuta alla conquista
normanna,  per certi aspetti  assimilabile a quello di Venezia,
ma se ne differenzia per il diverso contesto nel quale i suoi
abitanti si trovarono ad agire. Lo storico francese Yves Renouard
analizza in questo brano i caratteri che permisero alla citt
campana di superare i porti contigui  e di diventare alle soglie
del Mille una sorta di regina del mar Tirreno.


   Aggrappata al fianco scosceso della cornice calcarea che domina
il golfo di Salerno, Amalfi non ha facilit di contatti con le
zone dell'interno; i terrazzi rocciosi che bisogna costruire sui
fianchi della montagna per crearsi un terreno coltivabile non
danno che magri raccolti; lungo la cornice non corre nessuna
strada. Come Sorrento (che, sul versante opposto della costa, si
trova in analoghe condizioni) Amalfi  una borgata di pescatori,
che domina il porto dalle acque profonde; con il mondo esterno la
cittadina  in comunicazione soltanto via mare: le reliquie di san
Trofimeno, patrono della citt insieme a sant'Andrea, sono state
portate via per nave dal principe di Salerno [il principato di
Salerno nacque nell'840 dopo Cristo dalla disgregazione del ducato
longobardo di Benevento], e rientrano in Amalfi per la stessa
strada.
   La situazione  completamente opposta a quella  di Napoli o di
Salerno, che sono il naturale sbocco sul mare di una ricca pianura
agricola; si potrebbe piuttosto avvicinarla a quella di Venezia,
nel senso che la borgata di Amalfi  protetta dalla montagna come
Venezia  protetta dalla sua laguna; e come Venezia, Amalfi ha
dovuto trarre dal mare e dal commercio marittimo gli elementi
della sua grandezza.
   Tale grandezza, tuttavia, non pu essere spiegata
esclusivamente in base alla posizione geografica della citt, e
conviene riconoscere all'elemento umano la parte che gli spetta:
Sorrento, la cui situazione  paragonabile a quella di Amalfi e
che come Amalfi faceva parte del ducato di Napoli [resosi
indipendente dall'impero bizantino nel 763 dopo Cristo], non ha
mai prosperato.
   La nascita di Amalfi  avvolta dalla leggenda. Si tratt
certamente di una nascita tardiva, e si  inclini a credere che il
primitivo villaggio di pescatori si sia sviluppato solo al tempo
delle invasioni di Goti e di Longobardi che spinsero molti a
cercarvi un rifugio: e ci giustifica ancora l'accostamento
storico fra Amalfi e Venezia.
   Si sa che nel 596 la citt aveva un vescovo, e nell'ottavo
secolo una cerchia di mura; in questo periodo era inclusa nel
ducato di Napoli e ne costituiva l'estrema propaggine meridionale.
   Il principe longobardo di Benevento, Sicardo [832-839], gi
signore di Salerno [in realt egli perse Salerno l'anno seguente a
causa di lotte intestine al principato] conquista la citt
nell'839, perch ha necessit di uno sbocco sul mare veramente
efficace ed Amalfi ha un'attivit assai maggiore di quella di
Salerno: i pescatori ed i marinai amalfitani erano pi
naturalmente orientati verso le relazioni marittime che non gli
abitanti di Napoli o di Salerno, volti anche alle attivit
dell'agricoltura.
   Alla morte di Sicardo, gli Amalfitani si scelsero da soli un
proprio capo, Pietro, invece di richiederne uno al duca di Napoli,
che non li aveva saputi difendere contro i Longobardi: da questo
momento Amalfi cessa di far parte del ducato di Napoli.
   I capi politici d'Amalfi finiscono con l'essere eletti a vita,
scelti nell'ambito delle famiglie degli antichi conti che in
passato erano nominati dal duca di Napoli. A partire dall'896 si
impose poco per volta una dinastia di prefetti, per associazione
del figlio alla carica del padre; una nuova tappa fu compiuta nel
957, quando il prefetto prese il titolo di duca, affermando cos
l'indipendenza della citt. [...].
   Amalfi una volta resasi indipendente da Napoli,  di fatto
autonoma, ma, come il ducato di Napoli stesso, continua a far
parte di diritto dell'impero di Bisanzio che d  il suo
riconoscimento all'elezione dei suoi prefetti e poi dei suoi
duchi. [...].
   Cos Amalfi, come Venezia e come Napoli, pur restando alla
periferia  del mondo bizantino, conquista una posizione di fatto
autonoma, e la sfrutta in modo ammirevole sul  piano commerciale.
Trova uno stimolo permanente alla sua attivit nella vicinanza con
Roma e con Montecassino [celebre monastero in provincia di
Frosinone edificato da san Benedetto nel 529 dopo Cristo], poich
la corte pontificia e l'afflusso dei pellegrini assicurano una
clientela assidua alle merci di provenienza orientale; ma, d'altro
canto,  anche esposta ad un pericolo permanente, e cio la
minaccia dei Musulmani di Sicilia che con le loro navi mantengono
il mare Tirreno in uno stato di perenne insicurezza.
   Sostenuti dai maiore natu [cittadini superiori per nascita],
che, come a Venezia, corrispondono alle categorie dei marinai e
dei commercianti, i duchi amalfitani hanno saputo sviluppare le
possibilit della loro citt ed aggirare gli ostacoli che ne
impedivano lo slancio iniziale:
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   - hanno dato vita ad una flotta, e l'hanno rinnovata ed
accresciuta senza interruzione, grazie alla disponibilit di
legname proveniente dalla montagna;
   - colonie di amalfitani si sono stabilite in tutte quelle citt
di mare, vicine e lontane, che presentavano maggiore importanza
per i traffici di Amalfi: in Napoli gli Amalfitani hanno poco per
volta assunto una posizione di primo piano nel campo dell'attivit
marittima, dando cos la prova che i porti d'armamento navale non
sono necessariamente anche porti di traffico mercantile [...]. A
Costantinopoli, dove essi si recano ad acquistare i prodotti
dell'Oriente, gli Amalfitani  possiedono la chiesa di Sant'Andrea
e due monasteri fin dal decimo secolo, e la colonia locale 
abbastanza ricca di abitanti per aiutare Costantino settimo
Porfirogenito [912-959] ad impadronirsi del trono nel 945 [fino a
quell'anno condiviso con Romano primo Lacapeno]; anche ad
Antiochia, punto d'arrivo delle carovane, gli Amalfitani sono
rappresentati fin dall'inizio del nono secolo.
   Queste colonie lontane, indispensabili al commercio fra Oriente
ed Occidente, si rivelano di grande utilit anche per accogliere
l'eccedente della popolazione che ha rapidamente saturato il
centro urbano [...];
   - infine, gli Amalfitani hanno svolto un'abile opera di
diplomazia come intermediari fra il papa e gli Arabi di Sicilia,
destreggiandosi senza posa fra i due avversari: qualche volta essi
cercano l'alleanza degli Arabi, allo scopo di mantenere la
sicurezza delle loro vie di comunicazione con l'Oriente, ed il
papato ha troppa necessit della loro mediazione per condannarli
irremissibilmente. Dal nono secolo in avanti, Amalfi  era con i
Saraceni di Sicilia in rapporti abbastanza buoni per spingere le
sue navi fino a Taranto; ma, all'opposto, partecipava sempre alla
difesa di Gaeta, di Roma o di Napoli, quando queste citt erano
attaccate da flotte musulmane.
   I risultati di questa politica sono pi che notevoli. Gi
dall'820  documentabile l'importanza che le navi amalfitane
vengono via via assumendo; mezzo secolo pi tardi, la flotta di
Amalfi  la pi potente del mare Tirreno. Verso il 960, quella di
Amalfi e quella di Venezia sono le uniche due potenze navali di
una certa consistenza nella cristianit occidentale:  un  dato
che si ricava dalla risposta di Liutprando di Cremona [vescovo,
ambasciatore imperiale] agli officiali della dogana bizantina che
mettono sotto sequestro i carichi di seterie che egli voleva
esportare: Ne trover altri in Occidente, dove li portano i
navigatori amalfitani e veneziani che vivono di questo commercio
(968).
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